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3 voci raccontano “Storie ad Arte”: il progetto del Museo Bego per le persone con Alzheimer

Inizialmente, quando le operatrici hanno accolto gli anziani arrivati al Museo, mi son sentita a disagio perché, non avendo mai partecipato ad un progetto tale, non sapevo come relazionarmi con loro. Fortunatamente, mi è capitato di conoscere una donna anziana che era tra tutti la più arzilla, vivace e soprattutto chiaccherona, il che mi ha permesso di sciogliermi un pochino. Durante lo svolgimento del progetto sono rimasta quasi ipnotizzata da queste persone, le loro parole e i loro pensieri si sono impressi nella mia mente al punto tale che i loro ragionamenti, talvolta illogici, riuscivano a prendermi ed affascinarmi. È stato stupefacente come alcuni di loro avessero ancora un animo giovanile di tutto rispetto, forse la loro spensieratezza, scaturita più o meno dalla loro malattia, riusciva e riesce, nonostante tutto, a farli vivere in un mondo da eterni Peter Pan. Alessia

Personalmente non so cosa mi aspettassi da questa esperienza. Avendo uno zio che soffre di questa malattia mi è capitato di rapportarmi a lui e quindi di avere un’idea, anche se vaga, di come possa essere relazionarsi con questi malati. Mentirei se dicessi che partecipare a quell’incontro non mi abbia minimamente toccato: è stato emozionante notare quanto alcuni degli anziani si sentivano coinvolti dall’attività e desiderosi di rispondere alle domande delle operatrici. Sembravano molto contenti, probabilmente felici di essere fuori la struttura che li ospita per passare del tempo diversamente. Un anziano in particolare ha catturato la mia attenzione: un signore dai capelli grigi e fini tutti intrecciati, vestito alla moda e con una forte, fortissima personalità, che lo rendeva uno dei più vivaci del gruppo. Abbiamo trascorso con lui una mezz’ora in più rispetto agli altri, e questo ci ha permesso di conoscerlo meglio: ci ha raccontato delle sue impressioni sul laboratorio appena fatto, della sua vita passata e delle sue tante donne, ma secondo me, ci ha anche insegnato molto sull’amore. Perché questa è la verità, mi ha trasmesso amore, non solo l’amore che lui ha provato per sua moglie o per la famiglia, ma anche l’amore per la vita: Faliero ama la sua vita. Mi resterà per sempre il ricordo del momento in cui mi ha preso la mano e, stringendomela, ha detto: “A me piace tanto stare con voi ragazze!”  Nel ritorno verso casa mi sono quasi addormentata sul treno e, con gli occhi chiusi, ho pensato a quelle parole e mi sono sentita bene, molto bene, come se io e l’attività al museo avessimo portato gioia e bei ricordi agli anziani. Realizzare che è bastato così poco per renderli felici mi ha fatto sentire parte di qualcosa di grande.  Nonostante la sua brutta malattia Faliero ama la vita; quindi se persone con disturbo cognitivo sanno godere di ogni momento della loro esistenza, allora vivere deve essere proprio una cosa meravigliosa! Beatrice

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La sera, dopo aver cenato, alla tenera ora delle 21:00, sono crollata nel letto: ero distrutta e felice allo stesso tempo, con un bel sorriso che mi arrivava alle orecchie. Non avevo mai avuto un’esprienza del genere e ad essere sincera non sapevo cosa aspettarmi perché era la prima volta che mi relazionavo con persone malate di Alzheimer. Non immaginavo neanche come potesse essere organizzato un laboratorio di questo tipo.
Lo stress e l’ansia si sono presentati subito alla partenza per Castelfiorentino perché, non so per quale arcano motivo, il treno è partito in anticipo e ovviamente l’ho perso. Una volta arrivata al museo, il laboratorio era già iniziato e in quel momento mi sono sentita in colpa temendo di distogliere l’attenzione e rovinare l’atmosfera. Così, silenziosamente e con passo felpato, mi sono seduta. Poco dopo è arrivato Faliero, un simpaticissimo e oserei dire arzillissimo anziano. Sono andata ad accoglierlo e, mentre mi baciava la mano, ha iniziato a piangere perché il mio nome gli ha ricordato la sua bambina. Questa cosa mi ha fatto tanta tenerezza e mi ha permesse di riflettere sul fatto che Faliero, seppur malato di Alzheimer, è riuscito a collegare un nome ad un ricordo e quindi ad un’emozione.
Durante il laboratorio l’atmosfera è stata sin da subito piacevolissima; siamo riusciti a passare un’ora e mezzo tutti insieme senza accorgerci della velocità con cui passava il tempo. Mi ha particolarmente colpito quanto sia ancora viva e accesa l’immaginazione degli anziani e come, grazie ad essa, siano riusciti a inventare una storia guardando l’affresco di Benozzo Gozzoli. Non mi aspettavo questi bei risultati! Alla fine dell’incontro tutti gli anziani sono andati via, tranne il mitico Faliero o come si definisce lui “il maestro”. Io e le altre ragazze abbiamo conversato con lui, lo abbiamo ascoltato e capito. Ho notato sul suo volto la felicità di trascorrere del tempo con noi ragazze, perchè lui stesso si sente ancora giovane. È stata un’esperienza faticosa ma che mi ha lasciato dentro un’emozione unica. Valentina

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