Pubblicato in: Tutor

La prima volta

L’alternanza scuola lavoro ha cambiato tutto. Non è la prima volta che abbiamo tirocini o stage, ne abbiamo avuti di brevi periodi o durati più tempo, abbiamo avuto ragazzi e ragazze motivati, alcuni sono rimasti nel nostro cuore…ma l’alternaza per me é diversa. Un’alleanza formativa. Diveniamo vero strumento della scuola, un distaccamento, un luogo altro in cui imparare a trasformare le conoscenze in competenze.

Cambia tutto perché arrivano al Museo Alessio, Cristiano, Giulio e Andrea. Quattro ragazzi, Liceo Scientifico, anni 16. Un progetto ambizioso: comunicare in maniera efficace le attività del museo.

Giulio, è un vulcano di idee anzi, devi trovare il modo di indirizzarle nella giusta maniera alcune volte, ma trascina tutti e non si tira mai indietro. Tu chiedi a Giulio, Giulio lo fa.  Incontri Andrea, pensando che sia uno dei ragazzi più seri del mondo e poi no. Andrea non è solo un ragazzo serio. Andrea apre la bocca solo per due motivi, o per dire la cosa più intelligente della giornata o per fare la battuta del secolo; con lui non ci sono mezze misure.  Conosci Alessio e ti stupisci della sensibilità che può avere un ragazzo di quell’età li…la rarità di un ragazzo empatico, simpatico ed estremamente intelligente. Scopri Cristiano; ci vuole un po’ a capire che in realtà è quello che tra tutti, ascolta di più. Sempre pronto a scherzare, concreti e svegli come lui ce ne è pochi, gli dai un imput, lui costruisce un mondo.

Cambia tutto di nuovo. Arrivano Orsola, Giulia, Elisa. Istituto Turistico, 16 anni.

Elisa è un tornado. Niente la spaventa, il sorriso è la sua arma migliore. La perfetta ragazza da front desk. Entusiasta, chiaccherona, gentile. Orsola. Seria al punto giusto. Tiene in equilibrio tutto il trio. Portata per interagire con i bambini, su di lei puoi contare. Completamente affidabile. Giulia.  Giulia è silenziosa ma i suoi occhi sono ben attenti e scrive bene e quando gli dai un compito, prende e lavora, e lavora bene.

Cambia ancora. Valentina, Alessia, Beatrice.

Questo qui è un team di lavoratrici perfette. Un mix di caratteri e di sensibilità meravigliose. Puoi fargli provare di tutto, hanno quella capacità camaleontica necessaria per stare in un museo. Ragazze responsabili, intelligenti, caratteri forti misti a meravigliose insicurezze. Con loro puoi prenderti il lusso di non monitorarle costantemente perché lavorano con una maturità che a tratti stupisce. Alessia è tosta e ha le idee chiare, Valentina è una perfezionista. Beatrice è silenziosa e timida ma quando si concede il lusso di emergere è una sorpresa fantastica.

Quello che leggerete in questo blog sono i loro racconti, i loro occhi su quello che facciamo. Sinceri e coinvolti, entusiasti si sono lanciati tutti in un’avventura incredibile. Tanto impegno, tanto e costante, tanti WhatsApp per ottimizzare il lavoro, per coordinarsi, per confrontarci, tanti focus group, discussioni, pregiudizi spezzati, legami creati. La consapevolezza di poter regalare loro uno spaccato di mondo in cui la bellezza che ci circonda è nutrimento per i sorrisi, lo stupore, la creatività, il benessere e tanta, tanta voglia di riuscire a farlo.

Difficile essere tutor.

Sperare di far capir loro l’importanza e le molteplici sfaccettature del nostro lavoro e scoprire di avergli insegnato che prendersi cura degli altri è qualcosa che si può fare in tanti modi e in tanti luoghi e, per quanto possa sfuggire a molti, essere un educatore museale è proprio questo.

Bellissimo essere tutor.

Pensare che ormai abbiamo quasi concluso questo meraviglioso percorso insieme mi fa già venire la malinconia. Potrà mai essere di nuovo così? Me lo sono chiesta, ripetutamente,  soprattutto quando i colleghi mi parlavano di ragazzi svogliati, demotivati e spenti; ho continuato a chiedermelo ogni volta che scoprivo nei miei meravigliosi ragazzi una coscienza nuova, una competenza inaspettata. Loro sono stati i primi, saranno sempre le fondamenta di questo progetto, tutto è cominciato con loro. Saremo così fortunate di nuovo?

Poi è arrivato Lorenzo.

La risposta non poteva essere più chiara.

Si.

Autore:

Educatrice e operatrice museale

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