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Conoscere per condividere sui social.Un po’ di dati…

All’ inizio del nostro percorso di alternanza scuola lavoro abbiamo, insieme alle nostre tutor, studiato e valutato le attività che il museo svolge costantemente e abbiamo identificato come possibile criticità quella della comunicazione. Proprio per questo il primo compito che ci è stato affidato è stato quello di analizzare ed elaborare modelli adottabili per diffondere le attività del Museo Be-Go in relazione alle fasce di pubblico.

Per capire  quale mezzo di comunicazione fosse l’ideale da utilizzare abbiamo strutturato, e successivamente sottoposto agli abitanti di Castelfiorentino, un questionario sull’utilizzo dei social network in relazione all’etá. Nel link sottostante è possibile visionare il documento:

Questionario rilevamento uso dei social


Abbiamo sottoposto il questionario ad un numero ristretto di persone, precisamente 51. Di seguito l’analisi dei risultati:

  • Tutti gli intervistati sotto i 45/50 anni utilizzano i social network, dai 50 anni in poi il numero di utenti va a diminuirsi gradualmente.utenti social
  • Facebook è il social network più usato in tutte le fasce di età a parte quella degli under 18 dove Instagram è il favorito. Questo infatti è il secondo più utilizzato nelle altre fasce, mentre Twitter, a cui sono iscritti il 7,8 % degli intervistati aventi un profilo social, si classifica al terzo posto.grafico bego giif
  • Un altra informazione importante che abbiamo raccolto è che solo il 31,5% degli intervistati che utilizzano social network seguono istituzioni museali, la maggior parte di questi appartiene alla fascia di età tra i 30 e i 45 anni.

  •  Due dati molto positivi sono che il 92% degli intervistati conosce il museo BE-GO Benozzo Gozzoli e che la totalità di coloro che sono a conoscenza che il museo abbia pagine sui social lo seguono, principalmente su Facebook.

grafico social.png

Nel link qua sotto la relazione sul questionario nel dettaglio.

Relazione Questionari

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4 Motivi per cui le attività del museo sono formative anche per noi collaboratori 

È sempre vero che lavorando o semplicemente svolgendo qualsiasi attività si impara sempre qualcosa di nuovo; a maggior ragione questo accade quando il nostro compito è di insegnare.

Qui sotto sono elencati 4 motivi per cui orientare i bambini è a sua volta instruttivo per noi educatori, facendo riferimento alla nostra esperienza personale ai Campus.

1.
Parlare ad un pubblico.

Ovviamente parlare ad un pubblico di bambini per me è  più semplice che indirizzarsi ad un pubblico adulto per quanto riguarda pressione e lo stress, tralasciando il punto di vista dei termini e del modo in cui ci si deve esprimere che invece risulta estremamente piú difficile.


Esperienze come i campus del museo Be-Go quindi mi hanno aiutato a prendere dimestichezza con il “microfono” per pian piano provare a rivolgermi verso un gruppo di adulti.

2 Per insegnare è necessario conoscere

Dunque anche noi “insegnanti” dobbiamo imparare cio che poi verrà spiegato agli “alunni”.

Per esempio noi ragazzi dell’alternanza  abbiamo appreso le tecniche dell’ affresco e della foglia oro per poi tramandarle,  tramite la pratica,  ai bambini del Campus estivo.

3. Il modo in cui ci relazioniamo

Per ogni tipo di ascoltatore, per ogni cultura e per ogni età dovremmo usare toni e registri lessicali differenti; questo lo abbiamo sperimentato bene durante la nostra permanenza al museo Be-Go.


Prima di fare degli incontri, per esempio con gli anziani ( progetto Storie ad Arte, il museo Bego per le persone con Alzheimer e chi se ne prende cura), le nostre Tutor, Alice e Stefania, ci facevano ben presente il modo in cui dovevamo parlare: ci hanno consigliato di avere una tonalità calma, scandendo bene le parole, ed usare alcuni un linguaggio confidenziale ma rispettoso. Nel caso invece, di bambini o ragazzi il linguaggio doveva essere piú veloce con cambi di tonalità improvvisi, quasi una performance teatrale.

4. L’ Ottimismo

Si proprio l’ ottimismo che ci trasmettono i bambini con il loro sorriso, oppure le lacrime di felicità che abbiamo intavisto negli occhi degli anziani compiaciuti dal racconto di Stefania e Alice. Siamo felici di lavorare insieme a persone volenterose e gentili come Luciano,un volontario Auser appassionato di botanica,  che ha fatto da guida a noi ed ad una classe della Tilli.


C’è fiducia e rispetto reciproco tra noi ragazzi dell’alternanza scuola lavoro e le nostre tutor e questo ci rende completamente ottimisti per il futuro di questo percorso.