Pubblicato in: Il BeGo scriive

La direttrice – BeGo Museo 3.0

Care Alternative, graditi Alternativi,

sono Serena e dal 2009, anno d’inaugurazione del leggendario BeGo, sono la “Direttora”, come mi appellano le fantastiche Alice e Stefania. Loro invece sono per me le colonne portanti del BeGo, siccome, come ben sapete, anche la più bella architettura senza delle buone fondamenta non si reggerebbe in piedi!

Il mio ruolo è di curare gli aspetti conservativi delle opere, tutelarle e valorizzarle. Queste sono le funzioni e la missione specifica di ogni Museo, che deve sì ridefinire e ribadire il ruolo della tutela, ma rafforzato – tenendo conto di una società caratterizzata da rapidi e continui mutamenti – da quello della valorizzazione.

Da qui è nata la nostra necessità d’incontrare le esigenze dei numerosi ‘pubblici’ che affrontano l’esperienza di ‘vivere’ un museo e abbiamo cercato di creare le giuste opportunità affinché la bellezza delle pitture di Benozzo Gozzoli sia percepita esaurientemente, diffondendo cultura, ma anche aspirando a migliorare la qualità della vita.

Negli ultimi anni, in accordo con l’Amministrazione di Castelfiorentino – l’ente proprietario e con la Fondazione Teatro del Popolo, – il soggetto che lo gestisce – abbiamo pensato di lavorare sui temi dell’accessibilità fisica e intellettuale: dalle scuole al pubblico delle famiglie, dalle persone con disabilità sensoriale a quelle con disabilità cognitiva, mettendo l’arte al servizio dei nostri ospiti e facendone strumento per l’inclusione sociale.

Sono convinta che oggi, più di ieri, un Direttore abbia il compito di programmare azioni volte a offrire ai propri ospiti quella piacevolezza che scaturisce dall’acquisizione di nuove conoscenze. Ancora troppo spesso i nostri musei sono immaginati come luoghi cupi e noiosi; un po’ per colpa nostra, perché non siamo capaci di divulgare il sapere, preferendo talvolta fare bella figura con il ristretto pubblico degli “addetti ai lavori”. Per troppo tempo i nostri musei hanno mancato di dinamismo e l’esperienza di visita non è stata vissuta attivamente e in modo piacevole, ma piuttosto abbiamo affaticato il visitatore e lo abbiamo allontanato da ciò che realmente lo avrebbe incuriosito. Questo purtroppo, certe volte, accade anche a scuola, dove la storia dell’arte è focalizzata esclusivamente su aspetti di tipo stilistico, fatti di date e di nomi, dimenticando che l’arte, e la cultura in generale, sono le nostre radici, “volani di crescita. Di una crescita equilibrata: la sola che garantisce coesione, senso di appartenenza alla società, fiducia e rispetto per l’ambiente e per gli altri”, come recentemente ha ricordato anche il nostro presidente Sergio Mattarella.

Alice e Stefania, che insieme a me hanno fatto crescere questo piccolo scrigno, nostro/vostro grande orgoglio, stanno portando avanti insieme a voi, con la consueta bravura e come sempre con tanto entusiasmo, questa nuova sfida. Perché per noi l’Alternanza Scuola-Lavoro è anche una sfida, per ‘avvicinare’ al Museo proprio voi giovani, che com’è noto, rappresentate la fascia maggiormente assente dai contesti museali.

Oggi mi piace dunque definirvi ancora ALTERNATIVI, ma con l’auspicio che tra qualche anno questo spazio possa diventare, grazie a Voi, il blog degli ABITUALI!

Cari Cristiano, Orsola, Alessio, Beatrice, Alessia, Elisa, Giulia, Giulio, Andrea, Valentina, Lorenzo, concludo dopo aver letto i vostri post (con una certa emozione, perché anche i Direttori si commuovono!), che sono propria orgogliosa di Voi e che ho aumentato le mie consapevolezze: siete davvero la nostra risorsa e il nostro futuro, ma soprattutto ho la conferma che progetti come l’Alternanza Scuola-Lavoro necessitano di personale che con professionalità, competenza e passione seguono l’attività, facendo maturare una coscienza e come bene s’intende dai vostri racconti, Alice e Stefania sono state in grado di farlo!

#noncisimprovvisaeducatorimuseali